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Carlo Zuccoli da Londra, L'Editoriale 4 dicembre 2017
#1
da www.nelrossodelluovo.com

L'Editoriale
Londra, 04 Dicembre 2017

Si è conclusa la stagione in piano in Inghilterra e in Irlanda, ma siamo entrati nel rosso dell’uovo della stagione del NH nei due Paesi, quelli che contano per questa specialità, essendo le corse in Francia di una noia e di una monotonia assoluta, anche se i Francesi allevano ottimi saltatori che sono venduti, a carissimo prezzo, a proprietari dei due Paesi faro.
Venerdì e Sabato sono stato a Newbury, dopo alcuni anni, per essere presente a quelle due favolose giornate di corse, che naturalmente la TV Italiana ha ignorato per motivi misteriosi: d’altra parte la trasmissione di queste corse necessiterebbe di un supporto del tutto speciale, con presentazioni e commenti ad hoc, altrimenti il pubblico degli scommettitori Italiani (che produrrebbe soldi netti per il Mipaaf) non capirebbe alcunché.
A Newbury pubblico record e, soprattutto il Sabato, quasi impossibile salire sui treni da Londra per Newbury Racecourse, sia su quelli diretti sia su quelli via Reading: la giornata dell’Hennessy Gold Cup, ora Ladbrokes Gold Cup, è una delle più importanti in assoluto dell’intero calendario delle corse nel Regno Unito e in Irlanda, considerando piano e ostacoli.
Poi c’è l’aspetto “punteria” presso i cosiddetti bookmakers Italiani, non solo per l’ippica.
Negli ultimi giorni ho assistito personalmente a fatti incredibili: ho visto puntatori Italiani che cercavano di piazzare denaro (qualsiasi cifra, da € 1 a € 1.000) su alcuni eventi sportivi esteri, per i quali apparivano le quote.
Impossibile operare: come questi Signori chiamavano i cosiddetti bookmakers Italiani per piazzare del denaro (anche pochi Euro) la risposta, dopo venti minuti, era sempre la stessa e cioè che su quell’evento non era possibile scommettere perché era stato cancellato dal palinsesto (senza movimento alcuno).
Incredibile, ma vero, e questi Signori mi hanno riferito che ciò accade, praticamente, ogni giorno.
So che i bookmakers Italiani, i cosiddetti bookmakers Italiani, aspettano con ansia la riforma della tassazione sulle scommesse ippiche a quota fissa, che dovrebbe essere inserita nella Legge Finanziaria in corso di discussione e di approvazione in questi giorni o nelle prossime due settimane.
In questi giorni Londinesi, prima di Natale, durante questa mia visita presso i vari “palazzi”, ho discusso molto con i tecnici Inglesi e ho rincontrato Harry Findlay (con il quale avevo fatto colazione a Taunton, un mese fa, circa), che era presente a Newbury per firmare il suo straordinario libro “Gambling for Life” (non demordo dall’organizzare la presentazione a Roma, con tanto di TV e di traduzione simultanea), e ho avuto la conferma “nei palazzi” che i margini per le scommesse ippiche, sia per il retail business (le sale corse) sia per l’on – line, sono scesi di parecchio: siamo intorno al 12% - 14%, come media.
E in Italia, qualche bookmaker, oltre a pagare la tassa all’AAMS, circa l’11% / 12%, corrisponde il 10% sul movimento, al gestore della sala corse, e naturalmente “non ci sta dentro” perché i margini sono insufficienti e il “pasticciere non sa fare il suo mestiere”.
Naturalmente l’on – line rende molto meno, anche in Italia, per i noti motivi.
Chi ha studiato la nuova forma di tassazione per le scommesse ippiche a quota fissa in Italia, evidentemente, è a totale digiuno della materia, per il semplice motivo che l’aliquota prevista per l’on – line è superiore a quella prevista per le sale corse!!!
Ma il fatto ancora più sorprendente è che nessuno dei cosiddetti bookmakers Italiani ha detto una sola parola, a dimostrazione del loro livello culturale in materia.
Direte voi, ma non si accorgono bancando di quello che succede per i due sistemi?
No, non si accorgono, perché bancano i bottoni, per il semplice motivo che tutti (o quasi) ritengono che meno volumi si producono e più si guadagna: credetemi, questa è la teoria che va per la maggiore.
Un’altra teoria che va per la maggiore è che quando il bookmaker X perde in una giornata di corse il motivo è da trovarsi nel fatto che i suoi quotisti hanno sbagliato le quote e i loro traders (che sono gli stessi quotisti) non sanno fare il loro mestiere.
A questi cosiddetti bookmakers non punge mai nemmeno vaghezza che quel giorno ci sono state delle perdite perché diversi favoriti hanno vinto: no, questo non accade mai.
Questi Signori, questi grandi managers, strapagati (mi riferisco a chi comanda il settore quota fissa ippica), la pensano come ho spiegato.
Ma c’è di più: alcuni fanno addirittura le previsioni di perdere X Milioni da qui alla fine dell’anno: io invidio molto questi “Capi” perché è evidente che conoscono i risultati delle corse prima che si disputino, il che non è poco.
Non è così, non hanno l’idea nemmeno pallida del betting.
A breve sarà divertente vedere come i cosiddetti bookmakers nostrani troveranno i soldi per pagare all’AAMS l’estensione della concessione fino alla pubblicazione del nuovo Bando Europeo, se mai ci sarà.
Hanno tutti debiti per qualche decina di miliardi di Euro (Lottomatica in testa al gruppo, ma Sisal e Snai non stanno certo meglio) e dove prenderanno i soldi nessuno lo sa: ognuno dovrà pagare per migliaia di punti vendita e non saranno certo “bruscolini”.
AAMS inviterà, ancora una volta, il sistema bancario a foraggiarli e ci sarà, magari, un’altra “entente cordial” sul pagamento delle tasse, secondo il fabbisogno dell’Amministrazione e dei concessionari (riferisco quello che molti “salari” dicono), altrimenti salta la rete anche per le scommesse sportive.
Altri Bonds saranno emessi, altri interessi altissimi saranno pagati a Istituti di Credito che stanno nei Paesi a tasse zero (o quasi) e che sottoscriveranno quei Bonds e avanti così fino alla fine del mondo.
E, credetemi, non può che essere così.
E sarà bello quando cesserà il contributo statale per l’ippica (a breve): ogni giorno o quasi, salta un ippodromo, o quasi o, meglio, dovrebbe saltare, ma il sistema li tiene in vita con la bombola d’ossigeno, che però è virtuale, nel senso che appena i terremotati di Amatrice faranno un’indagine, apriti cielo.
Nessuno ha un’idea neppur vaga di cosa fare, ma so what?
Vanno avanti.
La chiosa è la seguente: come farà il Mipaaf, da un punto di vista strettamente giuridico, ma anche dal punto di vista del buon senso e del senso pratico, a dare la delega a Hippogroup per gestire le corse al Trotto e al Galoppo alle Capannelle, dal momento che non ha più un contratto di locazione con il Comune di Roma, proprietario dell’impianto, che deve al Comune stesso una cifra (dicono), e che, secondo quanto dicono e scrivono in molti, la Società sarebbe in stato di default, o quasi, comunque “stirata per i massimi”?
Attenzione perché di situazioni simili ce ne sono tante.
E i terremotati di Amatrice credete che ingoieranno facilmente il contributo milionario (abbondante) in Euro che il Governo si appresta a dare al Comune di Merano per organizzare le corse dei cavalli nel locale ippodromo?
Ultimo dato: il Mipaaf, dalle scommesse, alla fine dell’anno, riuscirà ad incassare si e no 55 milioni di Euro: forse qualcuno incomincerà a capire perché i premi sono pagati, con enorme ritardo, sempre a macchia di leopardo, e perché gli ippodromi e le sale corse sono alle ultime battute, salvo il “giochino dei Bonds” di cui sopra.
E forse il Comitato Pattern, dopo le ispezioni dei suoi funzionari, e le ultimissime dall’Italia (zona ippodromi) avrà vita dura per confermare il “Bel Paese” come sede di corse di Gruppo.
Chi vivrà ne vedrà delle belle.
Carlo Zuccoli
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